Perché continuiamo a disegnare rose?
- La mia Maglietta

- 27 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Ci sono simboli che ritornano continuamente.
Anche quando cambiano le epoche, i vestiti, le immagini che salviamo.
Le rose sono uno di questi simboli.
Le troviamo nei dipinti antichi, nei tatuaggi old school, sulle lettere d’amore, nei tessuti vintage consumati dal tempo, nei ricami, nelle copertine dei libri, nella moda.
Continuiamo a disegnarle ancora non perché siano semplicemente belle (anche se lo sono tantissimo) ma perché riescono a raccontare emozioni molto umane: desiderio, trasformazione, delicatezza, sofferenza, femminilità, nostalgia.
Le rose non sono mai solo decorative.
Sono quasi sempre emotive.
Le rose nei dipinti: quando i fiori diventano linguaggio
Nel Rinascimento i fiori erano simboli nascosti.
Ogni elemento raccontava qualcosa: purezza, amore, rinascita, passaggio.
Nella La Primavera di Sandro Botticelli, le rose diventano il simbolo della stagione che cambia, della fertilità, della vita che ritorna.
Non sono dettagli di sfondo ma parti della narrazione dell'opera.
Anche nei dipinti impressionisti le rose smettono di essere perfette e diventano vive: morbide, intime, quasi quotidiane.
Pierre-Auguste Renoir le dipinge spesso come qualcosa di vicino al corpo e alla casa.
Fiori da tenere sul tavolo, da osservare mentre appassiscono lentamente.
Forse è questo che continuiamo ad amare dei fiori dipinti: la loro fragilità che ci ricorda la nostra.
Henri Fantin-Latour dipinge le rose come se fossero qualcosa di silenzioso e fragile, quasi sospeso nel tempo.
In Roses in a Vase i fiori non sono perfetti o decorativi nel senso classico: sembrano vivi davvero.
Alcune rose sono appena aperte, altre stanno già appassendo leggermente quasi a indicare le stagioni della vita umana.
Il vaso è semplice, quasi secondario come il contesto della nostra vita.
Tutto l’equilibrio del dipinto si concentra sulla materia dei fiori: la trasparenza dei petali, le ombre profonde tra una rosa e l’altra, quella sensazione di quiete domestica tipica delle nature morte francesi dell’Ottocento.
Le rose e il corpo
Col tempo le rose sono uscite dai quadri e hanno iniziato ad abitare il corpo.
Nei tatuaggi old school diventano simboli permanenti di amore, desiderio, memoria e protezione. Le spine convivono con la delicatezza.
Ed è proprio questa contraddizione che le rende ancora contemporanee.
Le rose non parlano mai di perfezione ma parlano di qualcosa che vive davvero, come le spine che pungono, feriscono ma senza di quelle le rose non sarebbero così speciali.
Anche nella moda ritornano continuamente: stampate, ricamate, consumate, disegnate a mano.
A volte romantiche, a volte malinconiche a volte quasi ribelli.
Perché le rose continuano a tornarci incontro
Forse perché sono uno dei pochi simboli capaci di restare delicati senza diventare deboli.

Una rosa può parlare d’amore, ma anche di identità, di trasformazione, di crescita lenta raccontando qualcosa che cambia.
Ed è da qui che è nata anche la mia tee di maggio.
Due rose nascono separate sulle spalle. Crescono, si cercano, si avvicinano.
I loro gambi sottili si incontrano sulla schiena in un piccolo punto ricamato rosso: essenziale, quasi invisibile.
Il momento in cui ciò che era distante si riconosce.
Perché a volte la fioritura non è diventare qualcos’altro.
È tornare finalmente a sé stessi.





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